Sabato 17 gennaio alle 16.30 verrà inaugurata una nuova sezione del Museo, dedicata alle ceramiche da mensa di eoca rinascimentale trovate in una latrina della cerchia muraria nel 2002. Dopo essere state studiate, restaurate ed esposte nella mostra Hic est bonume comedere (2005), le stoviglie erano state custodite presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia. Ora sono state restituite alla comunità cui appartengono.
La terza Domenica al Museo per bambini e famiglie del corrente anno scolastico si terrà il 18 gennaio, a ridosso della presentazione delle ceramiche. Il tema dell'incontro,
Tutti a tavola, sarà naturalmente legato ai reperti esposti nel nuovo percorso museale.
Vi aspettiamo!
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martedì 13 gennaio 2015
mercoledì 11 settembre 2013
L'angolo di Giuseppe
Passata l'estate, tornano i consigli dei lettori. Giuseppe ci parla di uno dei successi di quest'anno.
Grazie e buon rientro a tutti.
Grazie e buon rientro a tutti.
Milioni
di milioni (Marco Malvaldi)
Con il suo solito stile scanzonato e profondo
Malvaldi ci accompagna in una nuova indagine.
Questa volta non parla del Bar Lume
che lo ha reso famoso, ma ci catapulta direttamente in un paesino sperduto
nell’interno della Toscana.
Ambientazione quasi antitetica al mare
e alla pineta, Montesodi Marittimo infatti si trova in mezzo a montagne e
boschi e ad un certo punto è pure isolato nella neve.
È proprio durante questo breve
isolamento che accade il fattaccio che costringe due “ospiti” del paese a
improvvisarsi investigatori per scoprire chi ha ucciso la povera ex maestra del
paese.
Come sempre ricco di personaggi forti
e ironici, il romanzo mi ha preso fin dalle prime pagine per il suo modo di
trascinarti in mezzo a situazioni e soprattutto a persone, non gente come si
dice oggi, ma persone.
Persone vere con le proprie storie e i
propri difetti, storie di paese che risalgono a tempi remoti e attualissime
indagini genetiche si intrecciano a formare un mondo reale e ben definito.
Certo, trovare un simpatico uomo che
trasporta un tronco a braccia solo per allenarsi alla Festa delle Panche è un
pochino insolito, ma quale paese del nostro Paese non ha una sua sagra, festa,
commemorazione un po’ particolare e magari antichissima?
E allora leggiamo di questa Italia
piccola che compone la realtà dell’Italia, quella vera.
venerdì 7 dicembre 2012
L'angolo di Giuseppe
Giuseppe s'è proprio preso una cotta per de Giovanni. Ecco la sua seconda recensione sul giallista napoletano che ambienta le indagini del commissario Ricciardi negli anni Trenta.
E Maione raccontò, come non faceva da anni, col cuore e con la mente.
La condanna del sangue (Maurizio de Giovanni)
Lucia si ritrovò davanti a una povera vecchia ammazzata con ferocia, a una donna bellissima sfregiata e provò pena e orrore. Poi vide un ometto col riporto, fidanzato con una sessantenne e con la madre immortale, e rise fino alle lacrime; e immaginò una donna nobile, ricca e senza amore ed ebbe pena di lei; un marito anziano, stimato e triste, ed ebbe pena anche per lui.
Conobbe una donna grassa con gli occhi piccoli, che aveva deciso di diventare una truffatrice dopo essere sempre stata onesta, e scosse il capo disapprovandola; ma seppe che aveva una figlia minorata, testimone di chissà che inferno, e la commiserò. Seguì la mente malata di un attore narcisista e provo di nuovo orrore; vide una bambina pallida con gli occhi grandi e vecchi, senza mamma e poi senza papà, e pianse per lei. Scosse il capo al cospetto di un guappo minaccioso e di un commerciante laido, entrambi col sangue avvelenato dalla bellezza.
E scrutò negli occhi del marito, quando le parlò di colei che aveva deciso di mozzarsi la zampa nella trappola, per essere di nuovo padrona della vita
propria e di quella del figlio; perché aveva sentito vibrare una corda antica,
che credeva di aver udito solo lei. Ma lui le sorrise e le accarezzò il viso. E
le disse: “Madonna, ma quanto sei bella”.
Conobbe
un pizzaiolo allegro e felice, ne vide il sangue che sgorgava dal petto insieme
all’amore per i figli e all’orgoglio, e pianse per lui e per quelle tre
creature. Lottò al fianco della moglie e della madre per salvarne il nome, e
con loro vinse.
Capì
quello che sono i figli, ancora una volta…
Stavolta
la recensione non l’ho voluta scrivere io, l’ho lasciata scrivere all’autore
che con questa bellissima pagina sembra introdurre, presentare e scrivere del
suo lavoro.
In
realtà questa pagina è quasi alla fine del romanzo e ne riassume davvero i
sentimenti, le sensazioni e le storie di questa indagine primaverile del
Commissario Ricciardi, nell’aprile 1931 a Napoli.
sabato 24 novembre 2012
L'angolo di Giuseppe
Ecco una nuova recensione del nostro Giuseppe.
Il
giorno dei morti (Maurizio De Giovanni)
Sappiamo già come è morto Tetté, sappiamo già che
non è un omicidio, sappiamo già che la sua breve vita era dura, sappiamo già
che correva enormi rischi ogni giorno.
E allora cosa sta cercando il
Commissario Ricciardi?
Non sembra esserci un assassino né un
omicidio in questo giallo di De Giovanni, però ci sono un commissario di
pubblica sicurezza, un brigadiere, un vice questore, un prete, un femminiello, un
dottore eversivo, degli scugnizzi, alta società e bassezze morali e perfino,
quasi sullo sfondo, il Duce.
Ricciardi non cerca l’omicida, che non
può esserci, ma il luogo dove Matteo Diotallevi è morto.
E lo fa per quello che lui chiama “il
Fatto”, cioè la sua capacità di vedere i morti nel luogo dove sono deceduti e
sentire il loro ultimo pensiero o le loro ultime parole.
Unica nota veramente fantastica nel
romanzo che per il resto ci tratteggia una Napoli del 1931 (X anno dell’Era
Fascista) perfettamente reale. Dura nella sua miseria e nei suoi personaggi ma
estremamente poetica.
Come quando l’autore ci regala qualche
pagina (cap. XII) sulla pioggia d’autunno che scende uguale per tutti eppure
diversa per ognuno.
E allora il commissario cerca. Cerca
il luogo ma anche il motivo per cui un bambino debba morire a Napoli nel 1931,
X anno dell’Era Fascista. Ma cerca anche un amore che sembra solo guardarlo
come lui guarda dalla finestra.
E infine il romanzo ritorna nuovamente
nei canoni classici del giallo…
Bellissimi personaggi che sembrano
talmente reali e convincenti da uscire dalle pagine del libro per inserirsi nei
ricordi che non posso avere di quell’ottobre del 1931, X anno dell’Era
Fascista.
sabato 20 ottobre 2012
L'angolo di Giuseppe
Oggi Giuseppe recensisce un libro che sta andando forte. A lui la parola.
Piazza
San Sepolcro (Gianni Simoni)
L’ispettore
Lucchesi è antipatico, un po’ arrogante, di quell’arroganza vaga e indefinita
che riesce ad urtare anche i più impassibili.
Questa
bella inchiesta che Gianni Simoni ci racconta lo descrive in tutte le sue manie,
le sue paranoie, le sue sfortune, cercate e non, in tutti i suoi aspetti
investigativi.
Dalla
Questura viene trasferito, una volta si diceva per insubordinazione, al
Commissariato Milano Centro di Piazza San Sepolcro.
E
qui l’autore ci regala delle bellissime descrizioni della città meneghina che
Lucchesi attraversa a piedi, altra sua mania, per andare e tornare
dall’ufficio, per svolgere le sue indagini o per uscire con l’ispettrice
Marchesi.
L’ambientazione
è dura come il carattere arrabbiato del protagonista, la descrizione della
città ricorda un po’ Scerbanenco e i personaggi sono netti, definiti sullo
sfondo della nebbia milanese.
I
furti sono quanto assegnato all’ispettore dal suo nuovo commissario ma questo
non può certo impedirgli di scoprire connessioni con altri crimini, aiutare la
sua amica (?) a risolvere dei casi di stupri seriali e di innamorarsi di
qualcuno.
Il
tutto sempre descritto in quella maniera vivida, talvolta un po’ brutale, che fa di
Andrea Lucchesi un grande personaggio.
E
quando sembra che tutto sia risolto, le indagini concluse, i cattivi arrestati
ecco che Simoni ci sorprende ancora con…
Dimenticavo:
l’ispettore Andrea Lucchesi è di colore e forse è proprio questo che lo rende
così ostile al mondo che lo ha rifiutato e discriminato.
lunedì 1 ottobre 2012
L'angolo di Giuseppe
Oggi si parla di scienza.
Grazie, Giuseppe.
Grazie, Giuseppe.
La
cattiva scienza (Ben Goldacre)
Questo interessante saggio del medico britannico
Ben Goldacre sfata in maniera scientifica alcuni miti salutisti tipici del
nostro tempo.
Attacca
in maniera diretta soprattutto nutrizionismo ed omeopatia passando per alcuni
grossi scandali, tipicamente anglosassoni, che riguardano il vaccino trivalente
ed altre amenità di questo genere.
Lo
stile è ironico e leggero ma gli argomenti trattati sono assolutamente interessanti
e riguardano un po’ tutti.
Tra
l’altro apre un velo, almeno per me, riguardo il comune sentire degli
anglosassoni sulle problematiche della salute pubblica. Per esempio non sapevo
che nel Regno Unito esiste un programma per le scuole pubbliche di “brain
training” per cui si spendono fior di sterline, pubbliche, per formare gli
insegnanti e poi i piccoli alunni su esercizi assolutamente non supportati da
prove scientifiche che riguardano appunto il cervello. Cose del tipo
schiacciare sopra il petto per meglio ossidare (leggete bene ossidare non
ossigenare) il cervello tramite la stimolazione della carotide, o muovere in un
certo modo le dita delle mani per stimolare la circolazione sanguigna del
cranio.
Abbastanza
inverosimile? Eppure è un programma statale pagato dai contribuenti che gode di
ampio risalto mediatico.
E’
proprio contro i media che si scaglia l’autore, che li ritiene colpevoli, più
degli stessi inventori di pseudo scienze, del diffondersi di una cultura
scientifica assolutamente falsa e basata su presupposti non scientifici.
Per
chi utilizza comunemente l’omeopatia o si interessa di nutrizionismo è una
lettura che consiglio. Una parola per tutti: successione, è la base dei
preparati omeopatici inventata da Hahnemann verso la fine del 1700, andate a
vedere di cosa si tratta…
lunedì 9 luglio 2012
L'angolo di Giuseppe
A tempo di record Giuseppe ci regala un'altra recensione: è ancora un giallo italiano, di un autore esordiente. Sentiamo cosa dice il nostro recensore.
Tu
sei il male (Roberto Costantini)
Per caso.
Talvolta
una serie di avvenimenti, di circostanze ti portano per caso in situazioni che
mai avresti immaginato.
Così,
per caso, sono stato consigliato nella lettura di questo romanzo di Roberto
Costantini.
Che,
sempre per caso, ho scoperto essere il primo di una trilogia ancora da
pubblicare.
E
tutto sembra accadere per caso in una trama avvincente, coinvolgente e
complessa come un vero giallo dovrebbe essere.
Sembra,
ancora per caso, che i campionati mondiali di calcio siano il fil-rouge della
vita professionale e non del commissario Michele Balistreri.
Quel
campionato del 1982 che noi ultraquarantenni conserviamo felicemente insieme ai
ricordi della nostra adolescenza, quello del 2006 che abbiamo fresco nella memoria
eppure già lontano nel tempo.
Un
commissario anch’egli giovane e arrogante nel primo terribile caso di omicidio
di una bellissima ragazza romana e molto maturo, disilluso nel secondo.
Peraltro
nel 2006 il caso è, o sembra, più complesso, ricco di risvolti inquietanti e di
trappole che possono anche costare caro.
Di
sicuro è un libro che non ti porta a simpatizzare per il protagonista o per i
suoi collaboratori, cinico e amareggiato il primo, poco empatici gli altri.
Comunque
personaggi molto ben definiti che sembrano uscire da una realtà romana dura e
difficile dei nostri giorni ma che hanno radici in un passato lontano.
E
il passato sembra sempre presente al commissario, coi suoi oscuri ricordi degli
anni ’70, con i suoi collegamenti a personaggi e apparati misteriosi, coi suoi
brutti rimpianti e le sue non perdonate colpe.
E
ancora il caso lo porta a conoscenze e situazioni imprevedibili che si
trascineranno per ventiquattro anni.
Il
tempo di vincere un altro mondiale. E di risolvere vecchi sensi di colpa.
Un
libro avvincente, anche se a tratti un po’ lento e talvolta poco credibile, che
si legge d’un fiato. Meglio due.
sabato 30 giugno 2012
L'angolo di Giuseppe
Oggi Giuseppe ci parla di un grande autore italiano di gialli, da tempo dimenticato ma che gli editori e i lettori stanno riscoprendo: Giorgio Scerbanenco.
I
ragazzi del massacro
Reale.
All’opposto di tanti “reality” che
passano in tv Scerbanenco ci riporta con durezza ad una realtà vera.
Una
Milano fine anni ’60 i n cui si posteggia in Piazza San Carlo per andare al
cinema in Corso Vittorio. In cui ci sono ancora le portinaie e le meretrici. In
cui la parola invertito è ancora usata comunemente. Una società dove il
politicamente corretto non esiste e la nebbia grava su tutto e tutti.
Storia
terribile quella dei ragazzi del massacro, storia di disadattati e feroci
assassini, di ragazzini sensibili e donne terribili.
Un
romanzo che oggi non potrebbe essere scritto, pena la scomunica dell’autore da
parte di tutta la classe intellettuale.
Eppure,
scritto così, duro, reale, ci fa pensare a cosa sia veramente importante.
L’apparire,
il nominare o piuttosto l’essere di ognuno di noi.
Il
dover ammettere che esistono persone cattive, malvagie, da cui cerchiamo di
proteggerci definendoli mostri, deviati, vittime della società.
Forse
dovremmo invece pensare che esiste una banalità del male e che non basta
evitare di commetterlo ma bisogna contrastarlo.
E
ancora non basta contrastarlo, bisogna fare il bene.
Come
Duca Lamberti cerca di fare con Carolino, uno degli assassini.
Perché
solo facendolo rientrare in una normalità a lui estranea può farlo uscire da un
mondo di violenza e falsi princìpi per arrivare finalmente al vero assassino,
al mandante che ha ideato e pianificato il massacro…
Leggetelo
e lo saprete.
mercoledì 23 maggio 2012
L'angolo di Giuseppe
Limbo
(Melania Mazzucco)
Nel
sentire comune il limbo viene associato ad una situazione o ad un luogo privo
di ogni connotazione sia fisica che emotiva.
Si
pensa di stare nel limbo quando non si provano emozioni o quando si è in attesa
di un evento che probabilmente non si verificherà mai.
Al
contrario, questo bel libro di Melania Mazzucco mi ha suscitato forti emozioni
e contrastanti sentimenti.
Sin
dall’inizio, il tema è il rientro di una maresciallo dell’Esercito da una
missione in Afghanistan, mi sono trovato immerso in un mondo a me estraneo
eppure familiare.
Estraneo
perché non conosco la realtà dei militari di carriera del nostro Paese,
familiare per le situazioni e le emozioni, temo di ripetermi, che si provano
quando ci si immerge in relazioni così sfacciatamente intense.
Il
Maresciallo Manuela Paris ha sicuramente una vita familiare particolare e una
vita professionale intensissima ma ciò che più colpisce è che l’autrice riesce
a disegnare questi personaggi in maniera così reale da trasportarli nel mio
vissuto reale: mi viene da pensare immediatamente a quali persone che conosco,
nel mondo vero, possano assomigliare loro per gli atteggiamenti, i sentimenti,
le passioni.
Il
racconto si spiega attraverso due grandi momenti che continuano ad intrecciarsi
durante tutta la trama: live e homework.
Il
primo momento è la vita attuale del Maresciallo, della sua famiglia e del suo…
amico(?) … amante(?) … co-protagonista(?) Mattia Rubino; il secondo momento
sono quei compiti a casa che Manuela dovrebbe svolgere come terapia psicologica
per la riabilitazione dal DPTS (Disturbo Post Traumatico da Stress).
Mattia
si rivela però una storia a sé, un personaggio misterioso che svela molti dei
suoi segreti quando sparisce di scena, un personaggio che meriterebbe un libro
solo per lui, i compiti a casa avversati da Manuela vengono poi effettivamente
svolti e ci fanno vedere uno spaccato delle missioni italiane all’estero che
non vedremo mai in televisione o sui giornali. La vita vissuta dei nostri
militari e dei loro problemi quotidiani che si sommano agli enormi rischi della
missione.
Ma
anche gli altri personaggi del libro sono scene di altri racconti di vita che
meriterebbero interi libri per essere raccontati. Vanessa, la sorella di
Manuela, ragazza madre che cerca una sua dimensione nella danza. Cinzia
Colella, la madre di Manuela, con il suo passato di matrimonio infelice ed il
suo presente di astio verso la nuova compagna dell’ex marito e suo figlio. E
così tutti gli altri che Mazzucco ci presenta come comprimari ma che sono
realisticamente protagonisti ognuno della propria vita.
Anche
questa volta Melania Mazzucco, come in “Vita” e in “La lunga attesa dell’angelo”,
ci propone non un romanzo ma della vita vera, vissuta intensamente, con
sentimenti, emozioni belle e terribili che segnano il cammino di ognuno di noi.
Un
libro da leggere, da assaporare e da riflettere.
venerdì 30 marzo 2012
L'angolo di Giuseppe

Ecco un gradito ritorno. Giuseppe ci presenta un libro che ha letto recentemente: da come ne parla, sembra proprio che valga la pena di leggerlo.
Grazie, Giuseppe!
Mi ha tolto il fiato.In alcuni punti questo libro mi ha veramente tolto il fiato. Varrebbe la pena leggerlo solo per le ultime pagine, se non fosse che tutto il racconto è coinvolgente, appassionato, sincero, a tratti riflessivo. Mai usati tanti aggettivi per descrivere un libro. L’idea di raccontare qualcosa che “è esistita dal momento che ha iniziato a farla” è già di per sé interessante ma la maniera di svolgerla che ha Baricco diventa entusiasmante. Pensavo il protagonista fosse Mr. Gwyn, poi ho scoperto che quasi ogni personaggio lo diventava finché non è arrivata Rebecca, poi la ragazza cattiva, ed infine l’artigiano di Camden Town. Senza dimenticare Tom, Lottie, David e la sua musica, Caterina de’ Medici, vari autori di libri e tutti gli altri che passando nella storia la compongono, non ne fanno parte. La vera rivelazione l’ho però avuta a pagina 154, sulle 158 del libro, quando il vecchietto pone una semplice, sincera domanda: “Come faceva?”. Sul cosa facesse Mr. Gwyn e soprattutto su come lo facesse e su cosa ha risposto Rebecca lascio ovviamente alla vostra curiosità di scoprirlo.
lunedì 26 settembre 2011
L'angolo di Giuseppe

Il nostro Giuseppe ritorna per recensire una novità italiana. A lui la parola.
Semina il vento (Alessandro Perissinotto)
giovedì 1 settembre 2011
L'angolo di Giuseppe
Non è ancora rientrato dalle ferie e già si prodiga per il blog!
Questa volta Giuseppe ha qualche appunto da fare all'autore.
venerdì 19 agosto 2011
L'angolo di Giuseppe
Eccolo, ha colpito ancora! E questa volta ci svela qualcosa sulle sue origini. La parola a Giuseppe.
Un filo d’olio (Simonetta Agnello Hornby)
lunedì 1 agosto 2011
L'angolo di Giuseppe

Ben trovati!
Aggiorniamo il blog con una recensione del valoroso Giuseppe, che non va mai in vacanza.
Ecco il suo parere sull'ultimo libro di Carlos Ruiz Zafon.
A presto e, naturalmente, tante grazie a Giuseppe.
Le luci di Settembre (Carlos Luis Zafón)
venerdì 1 luglio 2011
L'angolo di Giuseppe

Incurante del caldo e della cappa di umidità, Giuseppe ci consegna puntualmente il suo nuovo contributo. Grazie, Giuseppe.
Buona lettura a tutti.
La caduta dei giganti (Ken Follett)
Personalmente solo leggendo questo avvincente romanzo ho potuto approfondire questo pezzo di storia del Novecento e comprendere perché la I Guerra Mondiale viene chiamata “La Grande Guerra ”.
Attraverso le vicende umane e storiche di cinque famiglie l’autore riesce a raccontarci la Storia e soprattutto a trasmetterci quelle atmosfere e quelle sensazioni difficili da comprendere per noi, gente del XXI secolo.
L’appassionante trama intrecciata dei vari protagonisti, tedeschi, austriaci, inglesi, gallesi, americani e russi coinvolge il lettore e stupisce quanto l’Europa fosse più “internazionale” cento anni fa rispetto ad oggi.
I nazionalismi sono ancora di là da venire e si parla di Imperi trans-nazionali che comprendono diversi popoli e diverse culture. Territori che spaziano dalla Siberia alla Francia, passando per gli Ottomani e le colonie dell’Impero Britannico.
Non è il racconto storico ma quello di due generazioni: quella della fine del XIX secolo che trascinò il mondo in guerra e quella dei giovani del XX secolo che la guerra dovette combatterla in mezzo alle trincee ed ai gas tossici.
Significativa la frase con cui il conte Fitzherbert, aristocratico inglese, afferma che non torneranno più i tempi edoardiani in cui nei ricevimenti dei nobili venivano sprecati chili di cibarie e i valletti si appiattivano al muro al passaggio del conte. La guerra non ha solo distrutto fisicamente un’intera generazione (16 milioni i morti tra militari e civili) ma ha distrutto un’epoca. Il libro ce lo narra in maniera romanzata ma ricca di spunti storici come la rivendicazione delle “suffragette” inglesi per il diritto di voto alle donne, la rivoluzione russa, la politica americana e la nascita della Società delle Nazioni, la condizione dei lavoratori gallesi e del popolo russo. Unico neo è la completa assenza dell’Italia dal panorama europeo e mondiale, eppure c’eravamo già…
sabato 11 giugno 2011
L'angolo di Giuseppe

Puntuale e infaticabile, Giuseppe ci consegna un'altra recensione. Questa volta è il libro di Armando Torno La scommessa (ovviamente reperibile in biblioteca).
Grazie Giuseppe.
La scommessa. Puntare tutto su Cristo? (Armando Torno)
“C’è qualcuno che pensa alle riforme dello spirito e c’è chi vive, ma tra le due categorie manca un dialogo che possa rendere credibili certe trovate”.
“Il mondo antico scommise su Cristo e convertì i barbari, ovvero l’Occidente sopravvisse attraverso la forza della nuova fede quando le legioni romane furono distrutte”.
“Gesù annuncio il regno di Dio, poi venne la Chiesa” (Alfred Loisy).
“Lontano da noi ritenere che la fede ci impedisca di trovare o cercare la spiegazione razionale di quanto crediamo, dal momento che non potremmo neppure credere, se non avessimo un’anima razionale” (Sant’Agostino).
“Non stiamo credendo più a sufficienza nel Suo messaggio per ancorare di nuovo i nostri valori alla Sua rivelazione”.
“Lo stacco è la croce di Cristo, perché è una sfida alla ragione”.
sabato 30 aprile 2011
Consigli di lettura
A questo punto, potremmo intitolare il post "L'angolo di Giuseppe"! Vi giro coscienziosamente l'ultima recensione del nostro fedelissimo lettore. Come sempre, grazie Giuseppe.
Canale Mussolini (Antonio Pennacchi).
“Maladéti i Zorzi-Vila!” E chi lo sapeva che esiste il Canale Mussolini? Dei 150 anni della nostra storia quei venti sono conosciuti approssimativamente, anzi ideologicamente. Conoscevo l’esistenza della bonifica delle Paludi Pontine e dell’esodo “cispadano” che vi era avvenuto, ma Pennacchi ci regala una lezione di conoscenza storica impareggiabile. Anche lui premette che, se la famiglia Peruzzi avesse realmente vissuto quanto descritto nel libro, sarebbe un clan degno delle migliori soap-opera anni “80. In realtà il narratore, che dialoga tranquillamente col lettore, ci dispiega quasi un secolo di storia comune che poi fa la Storia. Dalla Grande Guerra agli anni del boom economico i Peruzzi vivono la loro storia che diventa Storia d’Italia nei momenti più cruciali del nostro Paese. Culture contadine che si tramandano, si tramutano e si adattano ai tempi, alle situazioni e alla geografia. Dal “libertinismo” cispadano al “cattolicesimo” pontino passando per varie guerre e migrazioni, raccontando anche le figure maschili e femminili in una società che fino a qualche decennio fa era contadina e legata ai ritmi naturali. Davvero impareggiabili anche le espressioni ed i commenti con cui il narratore infarcisce il suo filò, quasi sentisse le rimostranze che nascono dal lettore a volte sbalordito, a volte anche contrariato dal racconto stesso. Bel libro, Maladéti i Zorzi-Vila, da leggere per conoscere un po’ come siamo stati prima del “benessere” e forse per capire perché “ciascuno xa ghé i so’ razon".
sabato 16 aprile 2011
Consigli di lettura

Giuseppe è scatenato. Con molto piacere pubblichiamo un'altra sua recensione. Nota importante: diversi utenti mi hanno chiesto i libri consigliati da lui dopo aver letto i suoi suggerimenti di lettura. Grazie, Giuseppe!
La fuga del signor Monde (Georges Simenon)
La signora Monde entra in commissariato “insieme a uno spiffero di aria gelida”. Con questo grande incipit Georges Simenon ti porta immediatamente nelle sue atmosfere da grande romanzo. M.me Monde non ci mette più di qualche minuto per descrivere l’accaduto, lo stesso che M. Monde ci regala per pagine e pagine di una Parigi bellissima ed eterna: “tutto veniva da un tempo remoto, da sempre”. Eppure questo non è il Simenon che ti aspetti, niente omicidi, niente indagini, solo una grande fuga che è ricerca, che come tutte le ricerche tende a trovare, anzi, ritrovare qualcosa.Rimanendo sospesi nella vita qualunque in un’oscillazione “che durava ore, un va e vieni dolce o brusco tra il vuoto verdastro del fondo e una superficie invisibile oltre la quale il mondo continuava a vivere”.
lunedì 7 marzo 2011
Recensione di un utente

Vi giro la recensione di Giuseppe ad un libro che ha letto ultimamente.
Grazie Giuseppe.
Ma quanto è antipatica Imma Tataranni?
Protagonista di Come piante tra i sassi, bel romanzo di Mariolina Venezia che ha assorbito la mia attenzione nelle ultime due settimane.
Sempre dietro a pensare, con la sua memoria, attributo elefantiaco a detta dell’autrice, che sopperisce a una intelligenza non eccelsa, a una bellezza vista solo dal marito a letto, a una propensione alle relazioni sociali pari a quella dell’aglio, insomma proprio una che non ti piacerebbe conoscere.
Considerando poi che fa il sostituto procuratore della Repubblica direi che non è il caso di incontrarla.
Eppure ti coinvolge nella sua persecuzione di Maria Moliterni, moglie del prefetto e impiegata nella stessa procura, nel suo amore platonico (?) con l’appuntato Calogiuri, nella sua indifferenza alle convenzioni di una Matera bene che sua suocera rappresenta in pieno.
Le sue indagini personali su Malinterni sono fantasiose, costanti, fino al parossismo, fino al processo che probabilmente non avrà mai luogo.
E che dire del suo rapporto con la figlia pre-adolescente? Sempre in conflitto, sempre pronta allo scontro frontale, salvo poi pentirsi al primo accenno di un pericolo reale e relativa amnesia del pentimento un minuto dopo.
Non si tira mai indietro Immacolata, anche il nome è tipico in questo romanzo.
Del resto la stessa autrice aveva scritto verso la fine del suo primo libro Mille ani che sto qui, che solo uno della valle del Basento poteva pienamente comprendere il libro.
Vediamo quindi una Basilicata ricca di malaffare e colline paradisiache, di povertà e turismo nei Sassi, tutto molto reale.
Dell’indagine vera, dell’omicidio del ragazzo, dei rifiuti tossici, della ragazzina incinta, degli insabbiamenti non vi parlerò, per non farvi perdere il motivo principale della lettura. La curiosità.
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