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mercoledì 22 agosto 2018

Voci in cortile. Incontri d'estate Spettacolo del 30 agosto 2018


Giovedì 30 agosto alle 21 si terrà il terzo e ultimo appuntamento della rassegna Voci in cortile. Incontri d’estate, ideata dall’Assessorato alla Cultura di Pizzighettone.
Protagonista della serata sarà la Compagnia del BarAtto con Racconti di spirito, un reading con musica.
Vi siete mai chiesti come è nata la birra? O come si stava in America ai tempi del proibizionismo? O quali erano i locali preferiti di Baudelaire? Il filo conduttore dello spettacolo è il bar, il locale, e quel particolare intreccio di uomini e storie che lo popolano. I racconti brevi narrati dall'attrice  Francesca Montuori sono da ascoltare così, bevuti tutti d'un sorso, accompagnati dalla musica curata dal Duo Diamanti di Marta Cataldi (voce) e Jacopo Sgarzi (basso). Lasciatevi inebriare.
La Compagnia del BarAtto è composta dai due attori Andrea Migliorini e Francesca Montuori e dai due musicisti Marta Cataldi e Jacopo Sgarzi. Il suo obiettivo è di avvicinare la gente al teatro portando il teatro fuori dal suo scenario abituale per calarsi nei giardini, nei bar, nelle piazze.
Duo Diamanti è il progetto musicale di Marta Cataldi e Jacopo Sgarzi. Ispirati dal duo italiano Musica Nuda di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, ripropongono per solo basso e voce capolavori della musica italiana e internazionale intessendo tra essi il racconto di storie piccole e preziose, come diamanti.

In caso di maltempo lo spettacolo si terrà nel saloncino del Centro Culturale Comunale.





Voci in cortile. Incontri d’estate
Giovedì 30 agosto 2018 ore 21: Compagnia del BarAtto, Racconti di spirito
Reading con musica
Centro Culturale Comunale di Pizzighettone
Via Garibaldi, 18
Ingresso libero

Per informazioni: Biblioteca Civica
Tel. 0372 743347
cultura@comune.pizzighettone.cr.it



lunedì 15 gennaio 2018

Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali

Il 17 Gennaio 2018 si svolgerà in tutta Italia la sesta edizione della Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali e, a tal proposito, la Pro Loco di Pizzighettone ha voluto aderire, come ormai da tradizione, a questa iniziativa nazionale dell’UNPLI – UNIONE NAZIONALE PRO LOCO D’ITALIA organizzando una serata all’insegna del divertimento e della cultura dedicata alla lettura di prose, poesie e canti dialettali denominata: “ Pisighitòn in dialèt”.
Presso il saloncino del Centro Culturale Comunale di Pizzighettone, mercoledì 17 gennaio alle ore 21.00 (ingresso libero), il poeta dialettale locale Piero Bonardi, insieme a Marco Rocca, presenteranno una serata all’insegna del dialetto con lettura di poesie, racconti e dialoghi di autori cremonesi con l’aiuto di Giuseppina Ghidotti, Germana e Roberto Bertuzzi e Stefano Raffaini.
Serata che inizierà con un doveroso e affettuoso omaggio al poeta locale Franco Ariberti, scomparso ultimamente, con una poesia a lui dedicata dall’amico Bonardi. Omaggio che prevede anche la lettura di qualche sua poesia e prosa.
Per i Dialetti Cremonesi e della Provincia ci si muoverà tra Crema, Cremona e il Casalasco con opere di Melchiorre Bellini, Giano Chiappani, Graziella Vailati, Lina Casalini, Gianni Baroni e Giampietro Tenca. Si arriverà sino nel Milanese e nel Bresciano con l’intermezzo musicale proposto dagli amici della Proloco Marco Sudati e Alessio Domenighini che, eccezionalmente, proporranno qualche canzone in dialetto milanese e bresciano.
Nella parte centrale della serata troviamo la novità che caratterizza questa edizione: “DIALETTI E MUSICHE POPOLARI DI ALTRE REGIONI”. Si è voluto dare spazio alle storie, canti e tradizioni di alcune regioni d’Italia, Campania e Sicilia, con gli amici Antonio De Rosa e Giovanni Cataldi, interpreti autoctoni delle terre di cui si raccontano storie, si cantano ninne-nanne, canti religiosi e poesie struggenti.
L’ultima parte della serata è dedicata ad alcuni dialoghi e monologhi tratti da “GAZABOI”, opera omnia di Giovanni Lonati, poeta dialettale cremonese che visse a Cremona dal 1852 al 1920 e alle nuove composizioni di autori pizzighettonesi: Germana Bertuzzi e Mario Barbieri, e la conclusione sarà affidata al Gruppo dei “RAGAZZI DEL TORRIONE” (Federica Polgatti, Marco Rocca, Diego Rossi e Diego Valcarenghi) con un piacevole e orecchiabile brano inedito, da loro composto, dedicato a Pizzighettone. 
Prima dei saluti finali, si terrà un piccolo rinfresco benaugurale per l’anno appena iniziato e si darà avvio al tesseramento PRO LOCO per l’anno 2018.


giovedì 10 luglio 2014

Tempo di viaggi: qualche utile consiglio

Estate, tempo di viaggi e vacanze: Sara, lettrice e viaggiatrice, ci regala qualche utile consiglio per non andare impreparati in Belgio. Grazie!




TUTTO IL MONDO E’ PAESE…ANCHE IL BELGIO
Le vacanze sono come i medicinali: spesso ne abbiamo bisogno, ci danno un grande beneficio ma, come i farmaci, dovrebbero essere accompagnate da un bugiardino in quanto qualche avvertenza per un buon uso è sempre un’ottima cosa.
Prima di partire per il Giro delle Fiandre, in Belgio, mi ero informata consultando guide turistiche, siti internet…ovunque ho trovato molte indicazioni interessanti, ma purtroppo ben poche controindicazioni. Quelle le ho poi scoperte tutte sul campo e ne faccio una breve (ma spero utile) sintesi per chi volesse partire per questa destinazione.
ORDINE E PULIZIA: Bruxelles è una capitale molto caotica. Città nel complesso di piccole dimensioni ma molto “frammentata”. Troverete poche aree pedonabili (a parte alcuni piccoli parchi) ed una evidente sporcizia ovunque. Automobilisti (e taxisti) incollati ai claxon e pochi semafori in corrispondenza delle strisce pedonali. Attraversare la strada non è spesso una cosa semplice. La situazione migliora nei centri più piccoli come Gand e Bruges, anche se la guida automobilistica dei locali è molto nervosa ovunque.
VALORE STORICO: Bruxelles è una capitale che non regala molto sotto questo aspetto. Meglio avere maggiori aspettative dai piccoli centri (che sono delle vere e proprie perle) e dai musei.
LINGUA: a parte Bruxelles che è molto cosmopolita, negli altri luoghi tengono molto alla lingua locale, il fiammingo, e tenete presente che ogni informazione è spesso scritta solo in fiammingo (anche i menù nei ristoranti). L’inglese lo parlano correttamente.
RELAZIONI INTERPERSONALI:  risulta molto difficoltoso intrattenere una conversazione con gli abitanti del posto. Spesso anche negli esercizi pubblici tendono a non salutare (salvo acquisti).
DELINQUENZA: purtroppo, anche se non segnalato a dovere, questo è un problema evidente anche in Belgio. Sui treni a media/lunga percorrenza presta servizio la polizia ma nonostante ciò si verificano molti furti. Io stessa ne sono stata vittima quindi…tenetevi tutto stretto e prestate molta attenzione!!!
COSTO DELLA VITA: più caro che in Italia ma meno caro rispetto agli altri paesi del Nord Europa. Sono dispendiosi (anche se frequenti ed efficienti) soprattutto i mezzi pubblici.
Detto questo…non spaventatevi! Partite comunque per il Belgio, paesaggisticamente regala degli scorci incantevoli, soprattutto da Gand verso la costa del Mare del Nord. Un suggerimento: prendete il tram che costeggia il mare fino al confine francese e scendete a visitare i vari tratti di costa…meritano molto e si respira un’aria più leggera e vacanziera!
Buon Viaggio!

venerdì 10 maggio 2013

I suggerimenti di Sara

Sara ci mette a parte di una sua recente lettura. Grazie!



AUSMERZEN. VITE INDEGNE DI ESSERE VISSUTE  Marco Paolini
Storia. 2° Guerra Mondiale. E’ esistito un “prima” che ci ha catapultati  negli eventi, ed è esistito un “dopo”, un tempo per riflettere e, forse, per comprendere o quantomeno provare a comprendere.
Marco Paolini con questo suo testo cerca di approfondire attraverso un’attenta ricerca storica gli eventi meno noti che hanno anticipato il secondo conflitto mondiale. L’autore ripercorre l’istituzione delle cosiddette “Case di Cura” per malati psichiatrici (e non solo) dietro le cui belle facciate ed i nomi che infondevano sicurezza, si nascondevano storie di morte, più che di vita. Quella che doveva essere una lotta per la vita si riduceva ad essere una lotta contro un sistema del quale il popolo era volutamente ed accuratamente tenuto all’oscuro. La denominavano eutanasia legalizzata per alleviare inutili ed atroci sofferenze. Di fatto era tutt’altro. Era il nome della scienza, dell’eugenetica; era lo sviluppo di un presunto mondo migliore attraverso l’eliminazione dei più deboli, di quelle vite che “altri” hanno deciso essere “vite indegne di essere vissute”…

sabato 16 febbraio 2013

I suggerimenti di Sara

Sara ci presenta un altro dei suoi amati libri di montagna che spesso, oltre a parlare di vette e sfide sportive, raccontano le sfide della vita.


TOTEM POLE: RISALITA DALL’ABISSO, DI PAUL PRITCHARD

Paul Pritchard, ragazzo inglese con del talento sia per l’arrampicata che per la scrittura, si aggiudica un importante premio letterario consistente in un’ingente somma di denaro che gli consente di proseguire la sua attività alpinistica senza assilli economici.
Parte per la Tasmania con l’obiettivo di scalare il Totem Pole, uno spuntone di roccia che sale direttamente dal mare. Ma qua, dal nulla, ecco l’imprevisto che gli ha cambiato la vita senza neppure avere il tempo di rendersene conto. Un grande masso gli precipita sulla testa. Si salva per miracolo ma è emiplegico.  Dalle vette del mondo al letto di vari ospedali. Per molti mesi i suoi compagni di scalata saranno la sua forza di volontà, mentre il personale sanitario lo affianca giorno dopo giorno condividendo successi ed insuccessi, momenti in cui la vita sembra di nuovo essere a portata di mano e momenti in cui sfugge in un istante portando con sé la disperazione. Tutto è da ricominciare e da recuperare: i ricordi sono andati persi insieme alle parole e alla capacità di espressione. Neppure i medici sanno realmente quale può essere il limite del suo recupero e ciò che avviene giorno dopo giorno si rivela una scoperta per tutti.
Ed è così che con costanza e dedizione Paul riesce a recuperare parte delle sue autonomie fino a  ritornare a muovere nuovi  passi in montagna, affrontando questa nuova sfida con lo stesso entusiasmo e la stessa dedizione di quando, pochi mesi prima, si accingeva a partire per le più alte vette del mondo.

mercoledì 7 novembre 2012

I suggerimenti di Sara

Ecco una bella recensione di Sara su uno dei libri che parlano della sua grande passione: la montagna.


Il Sogno del Lupo di Ario Sciolari

Questo libro raccoglie il resoconto della grande avventura vissuta dall’autore stesso: la traversata invernale in solitaria delle Alpi Scandinave da sud a nord. Con sé aveva solo un paio di sci ed una piccola slitta a traino, oltre alla compagnia di Chinook e Mohawk, due lupi che Ario ha adottato quando ancora erano cuccioli.
Nonostante la grande solitudine dei grandi spazi sconfinati con la conseguente e logica assenza di dialoghi, l’autore è riuscito a ricreare con le parole gli stati d’animo che la situazione ed i paesaggi che ha incontrato hanno mosso in lui.
Ario sapeva a che cosa stava andando incontro, era preparato fisicamente e psicologicamente a ciò che stava per vivere, eppure ogni giorno anche per lui portava in sé l’inatteso. Nulla è mai come ce lo aspettiamo, soprattutto se siamo soli in mezzo alla natura più selvaggia. Ed è così che anche il lettore si ritrova a seguire la scia lasciata dalla slitta che scivola sulla neve e a perdere lo sguardo in quella natura che non ha confini…e pare che per gli occhi e per i sentimenti non vi sia mai riposo perché tutto è uno splendore e tutto emoziona: i giorni che presto si perdono nel buio e con il buio esplode nel cielo l’aurora boreale,  i laghi ghiacciati, le distese di conifere e delle luci diverse dalle altre, che riscaldano il cuore. Sono luci di un piccolo villaggio, quasi un’oasi in quel deserto di neve. Per un attimo un contatto con la civiltà ma poi si riparte nel silenzio, nelle luci e nelle ombre di questa natura che affascina ad ogni passo, in attesa che questa strada che ci siamo inventati giunga al suo termine… 

sabato 22 settembre 2012

Consigli di montagna

Oggi Sara, la nostra appassionata di cime, ci parla di un libro che tocca l'argomento da un punto di vista inusuale.
Grazie, Sara.


   L’Ombra della Montagna di M. Coffey

    C’è chi vive di montagna e chi invece cerca di convivere con l’immensa ombra che essa proietta sulla vita e sugli affetti. Sì perché quando si parla di montagna si parla di chi la affronta per cercare di arrivare in vetta, ma non sono solo gli alpinisti ad essere impegnati in una scalata. Alle volte l’impresa più ardua tocca a chi rimane a casa in attesa che il proprio compagno, il proprio marito o il proprio figlio ritorni a casa sano e salvo. Chi parte per una spedizione alpinistica sa cosa sta affrontando, vede i rischi, cerca soluzioni ed è in ogni istante al centro dell’azione. La tensione, l’adrenalina e quella pulsione a risalire di quel passo in più lo tengono incollato non solo alla roccia, ma anche alla vita. Pare assurdo, ma l’avere sotto gli occhi costantemente l’abisso della morte, rende questa fine al tempo stesso più lontana ma anche una vera e propria parte integrante della vita. Vita e morte lì, attaccate, a distanza di un passo o di un appiglio. Ed è questa costante presenza che fa sentire ancora più vivi gli alpinisti.
Ma chi sta a casa in attesa, senza avere notizie magari anche per dei mesi, come fa ad affrontare queste assenze fatte di incertezze e di paure?
È proprio questo il tema che, negli anni 60/70 affronta Maria Coffey, la compagna del famoso alpinista inglese Joe Tasker. Come si fa a continuare ad amare un uomo come Joe che anche quando è in Inghilterra progetta nuove spedizioni senza condividere nulla con la propria compagna? E come si fa a continuare ad amare un uomo che in qualche modo fugge anche quando è presente?
Un uomo la cui presenza si percepisce più che altro nei lunghi periodi di assenza?
Maria Coffey ci racconta tutti questi sentimenti contrastanti che l’hanno legata al suo compagno, ma ci riporta anche le parole di altre fidanzate, mogli e madri che, come lei, vivono all’ombra della montagna la quale, più di ogni altra tentazione, attira presso di sé i cuori delle persone da loro amate. 

giovedì 16 agosto 2012

Un suggerimento di Sara

Oggi Sara non ci propone un testo sulle sue amate montagne, ma rispolvera un vecchio libro quasi dimenticato.  Grazie, Sara.



DIARIO CLANDESTINO 1943-1945 G. GUARESCHI
                      
Il nome di Giovannino Guareschi è indissolubilmente legato alle figure di Don Camillo e Peppone e alle vicende che attorno ad essi vennero costruite. Ma c’è un altro Guareschi, forse meno conosciuto ma comunque sia valevole di essere scoperto…c’è l’uomo che ha un suo importante vissuto, da prigioniero in un Lager nazista per un periodo di tre anni. Questo libro non è un vero e proprio racconto di quei terribili anni ed il suo stile di scrittura non si avvicina certamente a quello di Primo Levi. Queste pagine sono un insieme di momenti e di pensieri vissuti nel Lager, scritti e raccontati agli altri prigionieri per esorcizzare quell’incubo del quale si erano trovati inconsapevolmente attori. Alcuni episodi sono giunti fino ai giorni nostri ma sono di difficile comprensione per chi li legge, perché non suscitano scalpore, non creano disgusto e rabbia, non smuovono senso di colpa o di pietà. Più che altro toccano le corde della dolcezza e della malinconia. L’idea di Guareschi non era di piangersi addosso, ma di non perdere quei momenti perché, anche laggiù tra Polonia e Germania, quella vita fatta di stenti era comunque vita…e non la voleva perdere. Può apparire inconsueto ma, nel momento in cui tutti volevano dimenticare quei giorni, lui voleva trattenere qualcosa di essi cercando di addolcire la tristezza con una leggera ironia.
Scrive tra le righe: “Il pensiero è un soffio di niente e non ha volto: e allora figurati che io stesso ogni notte esca dal recinto…”. È con questa forza d’animo e con il suo grande attaccamento alla vita che Guareschi ha affrontato la lunga prigionia lasciandoci come testimonianza questo diario…

mercoledì 18 luglio 2012

Consigli di montagna

Come già sapete, Sara è la nostra appassionata di alpinismo. Ci ha mandato una nuova recensione sull'argomento. Grazie!


LA MONTAGNA DI LUCE di PETER BOARDMAN

È l’ottobre del 1976 quando Peter Boardman e Joe Tasker raggiungono la vetta del Changabang, giudicata (ancora ai giorni nostri) una delle più impegnative pareti di granito della Catena Himalayana. La strada che ha portato alla realizzazione di questa impresa alpinistica è stata intrapresa più di un anno prima e i due ragazzi inglesi hanno dovuto affrontare innumerevoli difficoltà. Sponsor (quindi soldi) che non si trovano, permessi da parte delle autorità locali che tardano ad arrivare, piccoli infortuni e tanti dubbi hanno messo a dura prova Peter e Joe, ma alla fine i due riescono a partire.
Solitamente i libri di alpinismo tendono a galvanizzare, oltre al valore tecnico della scalata, anche il forte rapporto di amicizia che si viene a creare tra i componenti della spedizione. Non è questo il caso. Non che non abbiano un buon legame tra di loro, più che altro si potrebbe dire che ognuno vive l’esperienza alla sua maniera, sostenendo che sarebbe un’azione deleteria per la cordata lasciarsi andare ad un eccessivo cameratismo. Ciò, secondo i protagonisti, non permetterebbe di prendere decisioni lucide nei momenti chiave. È per questo motivo che l’esperienza viene vissuta in modo introspettivo ed il racconto in alcuni punti appare troppo tecnico e povero di quell’umanità che ci si aspetterebbe di trovare in una situazione così ai limiti della sopravvivenza. Dopo lunghe giornate di fatica trascorse in parete tra illusioni e disillusioni, tra momenti di tensione e di incomprensione senza sapere perché realmente si trovano lì, finalmente i due alpinisti raggiungono la vetta. La strada che riporta a valle abbassa anche i reciproci toni e tutto cambia…l’osservare la montagna appena conquistata grazie agli sforzi di ognuno avvicina queste due personalità forse un po’ troppo isolate in parete, creando realmente una vera cordata, ma soprattutto una vera amicizia.

sabato 5 maggio 2012

Consigli di lettura

Sara è un'amante della montagna e legge parecchi libri sull'argomento. Oggi ci parla di una delle sue ultime letture. Per gli amanti del genere, ecco un parere qualificato. Grazie, Sara.


SENZA RITORNO: HANS CHRISTIAN DOSETH, con l’importante contributo di Stein P. Aasheim

Ad ognuno di noi è capitato di vedere una cartolina o un’immagine con raffigurata una montagna, ma quanti di noi riescono ad andare oltre a quell’immagine fino ad individuare una via di salita che conduce fino in vetta? Questo è quello che è accaduto ad Hans Christian Doseth, un forte alpinista norvegese nei primi anni ’80. La montagna era già la sua ragione di vita quando vede raffigurata su di un poster la Grande Torre di Trango, un’imponente cima situata nel Karakorum. La passione per la montagna si racchiude nel sogno di arrivare fin lassù aprendo una via di 1600 metri lungo la parete est, assieme ad altri tre compagni di scalata norvegesi. C’è ancora qualcosa di epico in quest’avventura: non esistono cartine precise della zona e non esistono neppure informazioni su quella parete in quanto nessuno l’ha mai scalata. Al sogno si va ad intrecciare una certa ambizione…ed anche un po’ di timore nel trovarsi di fronte ad una forza della natura difficilmente domabile, che va conquistata metro dopo metro con gran fatica e con un immenso dispendio di energia. Il gruppo sale ma le difficoltà e la fatica si accumulano mentre il cibo in parete diminuisce. Da qui la decisione di fare proseguire solamente due componenti della spedizione mentre gli altri ridiscendono. Quella che appare una scelta logica si rivelerà poi una tragedia in quanto chi continua arriverà sì in vetta, ma durante la discesa accade qualcosa che li fa precipitare…il sogno è stato sfiorato e vissuto per qualche momento per poi svanire a causa di un passo falso o di una tragica fatalità. A questo punto sorgono le domande di chi resta sul senso dell’andare in montagna rischiando molto per vivere una passione, per vivere un momento di gioia…un dibattito sempre aperto e sempre senza una vera e propria risposta condivisa…

lunedì 19 dicembre 2011

I consigli di Laura e di Sara



Laura e Sara ci mandano le recensioni di due libri che hanno appena letto, rispettivamente Lo scalpellino e I pesci non chiudono gli occhi.
La parola a loro. Grazie, ragazze!

Ecco il terzo romanzo di Camilla Lackberg, Lo scalpellino.
Al largo di Fjällbacka, nella nassa di un pescatore a caccia di aragoste rimane impigliato il corpo senza vita di una bambina. Nei suoi polmoni ci sono tracce d’acqua dolce e sapone: qualcuno l’ha annegata in una vasca da bagno prima di gettarla in mare. Mentre Erica, mamma da poche settimane, è completamente assorbita da una neonata che tutto le offre fuorché le “gioie deliranti della maternità” che si aspettava, Patrik guida le indagini. Ma chi può aver voluto la morte della piccola Sara? Il paese è alla ricerca di un capro espiatorio, la gente bisbiglia, i conflitti nutriti negli anni si fanno più aspri: dentro le case dalle facciate perfette affiorano drammi famigliari che il tempo non ha saputo placare.
Camilla Läckberg, con occhio attento agli esseri umani e alla loro psicologia, intreccia le colpe del passato agli effetti devastanti sul presente, tracciando il ritratto lacerante di una psiche femminile sfrenata, affascinante, e mostruosa.
Un romanzo molto bello, peccato che Erica questa volta sia poco presente! Un bel finale che fa crescere l’attesa per il prossimo libro! Da leggere!

“I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI” di E. De Luca

La seconda metà del secolo scorso è stata superata da poco tempo, quando un bambino sta trascorrendo un’estate di passaggio per la sua vita su di un’isola al largo di Napoli con sua madre. Il padre c’è, ma solo nella calligrafia di una lettera che di tanto in tanto arriva dall’America, luogo nel quale è espatriato in cerca di fortuna.
A 10 anni non si è solo bambini…o forse sì. Il fisico è ancora vicino a quello dell’infanzia ma la mente è ormai protratta verso il mondo adulto. Il protagonista inizia ad affacciarsi così alla scoperta di questo nuovo mondo sperimentando sulla propria pelle l’importanza del tenere per mano una persona; comprende che l’amore può scatenare scontri e battaglie ma può anche abbattere muri ed avvicinare mondi.
Tutto ciò accade però troppo velocemente…a 10 anni non riesce a comprendere tutto ma cerca di assorbire più che può. I suoi giorni sono un po’ come il mare che respira sull’isola e come il vento…a volte soffia un forte libeccio che frastorna e confonde, mentre alle volte il mare e l’aria si acquietano e c’è modo di vivere con i propri ritmi, di pensare, di capire e di crescere.